Skip to main content

L’esponente camminò sull’orlo della tomba

Come sappiamo operava in ogni provincia del Meridione una Commissione Provinciale per i casi del brigantaggio, sappiamo anche che sulla testa del capobanda Giovanni Colaiuda di Barano di Tornimparte, era stata stabilita una taglia di 2500 £, il problema quindi fu quello di stabilire a chi dovesse essere data quella fortissima somma dopo la sua uccisione. Il Prefetto in vista della riunione della Commissione provinciale per i casi del brigantaggio (che si tenne il 9 giugno 1867)   fece riferimento per la definizione della ripartizione dei premi legati alla taglia stabilita sulla testa del Colaiuda, al verbale redatto subito dopo l’uccisione del capo brigante, dal Maresciallo dei Carabinieri Baldacci. Già il 17 di maggio il Prefetto Coffaro aveva scritto alla Commissione provinciale per i fatti del brigantaggio la seguente lettera:” Nel Giorno 13 andante avvenne un fatto molto interessante nel Comune riunito di Civita Tomassa ultima conseguenza del quale fu la morte del feroce capo banda Giovanni Colaiuda pel quale l’onorevole Commissione d’Aquila aveva stabilito un premio di £ 2500 a chi lo avesse arrestato o ucciso. Sventuratamente la morte del capo banda Colaiuda, che con grandissima soddisfazione è stata appresa dalla provincia, fu funestata dal triste incidente della fine disgraziata del guardia nazionale Amedeo Musani, il quale dopo essersi coraggiosamente condotto lottando corpo a corpo contro  il brigante fu da lui trafitto con un colpo di pugnale e cadde esanime dopo pochi minuti. Le autorità tutte che hanno rapportato il fatto alla Prefettura sono concordi nel chiedere che il premio stabilito dall’onorevole Commissione sia impartito alla famiglia dell’estinto, ed aggiungono che gli altri componenti la forza, che fu presente al fatto hanno anche dichiarato di rinunziare alla parte loro spettante in beneficio della sventurata famiglia. Il sottoscritto interessa quindi l’onorevole Commissione provinciale a provvedere con urgenza al caso indicato affinchè se una grave sventura prodotta da un atto di coraggio succeda pronto un conforto per la vedova e per gli orfani figli. Il Prefetto”. La Commissione in seduta straordinaria il giorno stesso il 17 deliberò di soccorrere la famiglia con un acconto di £ 300 per il tramite del Pretore di Sassa, il giorno dopo fu emesso il mandato di pagamento al Prefetto con l’impegno di trasmissione al Pretore. Non tutti però furono disposti a rinunciare a parte della taglia, agli uffici della Commissione arrivarono il giorno 22 maggio, le richieste dell’usciere della Pretura di Sassa Nicola Perrone e del vice Pretore Giulio Fiori e della guardia nazionale Ovidio Persichetti, vengono qui riportate integralmente : “Nicola Perrone usciere alla Pretura  di Sassa l’espone che nel giorno 13 corrente maggio ad invito  del sig. Pretore egli si condusse  con gli altri, che la Commissione conosce, in Civita Tomassa ove avvenne la uccisione del Capo Banda Giovanni Colaiuda. Quante volte la Commissione creda che il premio delle lire 2500, primamente stabilite per la presa od uccisione dello stesso, debba dividersi, l’esponente intende avere la sua parte, come intende di avere qualunque altro compenso che la Commissione nella sua giustizia crederà di dare. Se verranno meglio chiariti i fatti  che accaddero in quel terribile conflitto, la commissione verrà a conoscere che l’esponente camminò sull’orlo della tomba, giacchè entrando  in tutta furia nella casa Ciancarella, ove gli cadde addosso l’infelice Musani, non si avvide del brigante che era quasi in mezzo alla cucinola collo stile alzato per ferire,  e se non era la voce del Maresciallo dei reali Carabinieri che lo avvertì col grido “voltati Perrone” e la sua sollecitudine di dargli un terribile colpo di bastone sul petto, per effetto  del quale rovesciò sopra un tavolo,  aveva ancor vita e forza per menare alle spalle  un colpo di stile, mediante il quale, forse, vi poteva rimanere vittima. Tutti questi particolari la Commissione, se lo crede, deve chiedergli al Maresciallo dei Reali Carabinieri, onde l’esponente possa avere quelle lodi che son dovute per simile fatto dal Real Governo, e dalla società avendo mostrato coraggio, come lo han fatto gli altri, in quel luttuoso avvenimento. Aquila 22 maggio 1867”

L’istanza inoltrata dal Vice Pretore Giulio Fiori e dalla guardia nazionale Ovidio Persichetti è la seguente: “Giulio Fiori ed Ovidio Persichetti domiciliati in Sassa espongono. Che nel giorno 13, spirante mese eglino insieme al sig. Pretore di quel Mandamento e ad altri individui si recarono armati nel villaggio di Civita Tomassa per sorprendere il famigerato capo brigante Giovanni Colaiuda che si aggirava per quelle contrade. Di fatti recatisi colà alle ore del mezzogiorno, e circondata la casa del prete  Giuseppe Ciancarella, con ogni buona cautela, ove si annidava il Colaiuda vi si fu penetrato , e difatti  colà rinvenuto  il medesimo, ed al seguito di fiera collutazione tra il sig Pretore, Maresciallo, e Musani/estinto/lo stesso Colaiuda rimase estinto , e così tutto il mandamento si è ora liberato da tante funeste conseguenze che lo minacciavano. E siccome erasi promesso un compenso di £ 2500 a tutti coloro che avrebbero sorpreso, catturato e disfatto il nominato Colaiuda, e trovandosi tra costoro gli esponenti che concorsero alla sua cattura e distruzione così sembra di aver essi il giusto diritto di pretendere, e domandare, come domandano alla sullodata Commissione la propria quota del compenso medesimo, come quelli che esposero anche la loro vita per dare la caccia all’estinto capo brigante Colaiuda. È pure di bene che la Commissione s’informi come gli ripetuti esponenti dal 1860 in poi, hanno prestato servizio ed esposta la loro vita ad ogni cimento per repressione del brigantaggio, come la seguiteranno ad esporre nel caso il bisogno lo esiga. A molti sig. componenti la Commissione ciò è noto, e che quindi in onor del vero che lo manifestassero. Sperano quindi che presto voglia disporsi il pagamento di tale compenso. Aquila 19 maggio 1867.”

Con lettera del 28 maggio 1867 il Prefetto Coffaro invia alla Commissione Provinciale per i casi del brigantaggio la seguente: “Come codesta Onorevole Commissione potrà rilevare dall’allegato Processo verbale, al solo Pretore di Sassa Avv. Enrico Simonetti spetta il premio di £ 2500 stabilito per l’arresto o l’uccisione del capobanda Giovanni Colaiuda, avendo egli stesso causato la morte di costui. Il prefato funzionario nel mentre insiste perché il premio di che trattasi gli venga tosto deliberato, con una generosità certamente degna di ogni encomio intende convertilo nell’acquisto di due titoli nominali e rinunciare quindi alle due orfane dell’infelice Musani, per assicurare loro un certo avvenire. Il milite della Guardia Nazionale Ovidio Persichetti che accampa ora diritti su quel premio non ha avuto che una parte affatto secondaria nel luttuoso avvenimento, come altri che facevano parte della squadra, d’altra parte recano non poca meraviglia le sue pretese, poichè egli appartiene a famiglia piuttosto agiata, e dopo la esplicita dichiarazione dei compagni di cedere a favore della famiglia dell’estinto Musani quel qualunque premio fosse stato per avventura loro offerto. Ciò posto io spero che l’onorevole Commissione non tenendo calcolo delle pretese del Persichetti, delibererà la rimanente somma a favore del Pretore di Sassa suddetto per essere da lui convertita nel caritatevole scopo di sopra esposto. Attendo di ritorno il comunicato Processo Verbale con un cenno di quanto verrà adottato al riguardo. Il Prefetto Coffaro”

Le cose invece andarono ben diversamente nella seduta della Commissione del 9 giugno 1867, all’usciere che “aveva camminato sull’orlo della tomba” furono deliberate £ 300, mentre al Vice Pretore Giulio Fiori £ 200, e ad Ovidio Persichetti sempre £ 200, nonostante il Prefetto avesse segnalato alla Commissione della sua appartenenza ad una famiglia facoltosa. A ben vedere il Persichetti discendeva da una famiglia emergente dell’artigianato aquilano nel campo delle concerie, l’antenato Antonio nel corso del settecento con due matrimoni aveva ben consolidato il patrimonio, infatti con le prime nozze con donna De Vecchis di Fagnano acquisiva in pieno centro un magazzino per le pelli, mentre i figli di seconde nozze con donna Piccirilli di Tempera, per dare riscontro al loro successo acquistavano il bellissimo palazzo Franchi già Colantoni in piazza Santa Maria di Roio all’Aquila.

Sempre nella seduta del 9 giugno furono deliberate, oltre le 300 £ di anticipo, le ultime 1500 £ a favore della vedova Paolina Luciani, e delle figlie Bettina di anni 16 e Nazzarena di anni 14. Borghesia cittadina, dunque i Persichetti,  …tuttavia sempre rapaci e voraci!, al pari della borghesia locale usurpatrice di territori demaniali sottratti ai secolari usi civici collettivi dove la classe dei nullatenenti aveva la possibilità di sopravvivenza.