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Capitano David Winspeare

 

La famiglia Winspeare si trasferì a Napoli a causa delle guerre di religione scatenatesi prima e dopo il regno di Carlo I° Stuart, figlio di Giacomo IV° di Scozia, a sua volta figlio di Maria Stuarda. Giacomo aveva riunito il regno di Scozia ed Inghilterra dopo la morte di Elisabetta Ia. Immediatamente scoppiarono problematiche di natura religiosa tra Cattolici, Anglicani e Puritani, contrasti che durarono e peggiorarono durante il regno di Carlo I°, che venne decapitato nel 1649.

L’Inghilterra si trovò divisa tra cavalieri, nobili anglicani e Cattolici, che si batterono per il re in una lunga guerra civile contro le Teste Rotonde formate da Puritani borghesi, quasi sempre mercanti che sostenevano il Parlamento, i quali guadagnarono terreno e vinsero le battaglie decisive fino alla cattura del sovrano. Dopo Carlo I° l’Inghilterra divenne una repubblica Commonwealth e tuttavia i Puritani non riuscirono ad istituire un governo democratico. Il paese venne governato dal Parlamento presieduto da Oliver Cromwell, che prese il nome di Lord Protettore di Inghilterra e con lui ripresero le persecuzioni verso i Cattolici di Irlanda e di Scozia.

I Winspeare non sopportarono tale clima, ragion per ci pensarono di lasciare il paese. Quale città più accogliente, incantevole, solare e serena di Napoli? Il cambio con la nebbiosa Inghilterra era senz’altro migliore.

I Winaspeare erano importanti personaggi. Davide padre era un importante uomo di legge, consigliere di Giuseppe Bonaparte e Murat ed autore di una importante opera “Storia degli abusi feudali”. Il secondo fratello, Francesco Antonio, era un ufficiale e fu ministro della guerra nel 1860 ,nel periodo in cui Garibaldi sbarcò in Sicilia e ricoprì il titolo di Tenente Generale. Coniugato con Raimonda Riccardi, da questo matrimonio nacquero te figli, Davide, Roberto e Giacomo. Giacomo si dette agli studi di giurisprudenza, mentre Davide e Roberto seguirono le orme paterne, ovvero la carriera militare nell’esercito borbonico. Davide, dopo essere stato ammesso alla Scuola Militare della Nunziatella, ne uscì alfiere di artiglieria. Era il 1846. Nel 1848 venne promosso Tenente e passò allo Stato Maggiore dopo un concorso. Prese parte alla campagna di Calabria con grande entusiasmo e senso di responsabilità e coraggio, tali da meritare la Croce di San Giorgio.

Il 1849 fu per lui un periodo denso di attività. La “peninsula” italica sembrò entrare in fibrillazione per svariate e diverse situazioni. Il piccolo Piemonte perse la prima guerra di Indipendenza a Novara contro gli Austriaci che costrinse Re Carlo Alberto ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele. L’armistizio di Vignale concluse l’infelice episodio. La pace venne firmata qualche mese dopo a Milano. Sempre nel 1949, al tempo della Repubblica Romana, durante il triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, segnato dall’esilio di Pio IX a Gaeta, ospite di Ferdinando II°, il Capitano Winspeare fu ufficiale di collegamento con le truppe spagnole comandate dal Generale Cordoba. Nel 1851 divenne Capitano di seconda classe e nel 1857 Capitano di prima classe.

I tempi stavano rapidamente cambiando e la morte imprevista di Ferdinando II° provocò un cataclisma nel Regno del Sud. L’improvvisa morte del sovrano e l’inesperienza dell’erede Francesco II°, generò squilibri enormi nel governo. La classe dirigenziale ministeriale si dimostrò incapace di fronte agli ardui compiti. Molti alti ufficiali tradirono a causa del denaro erogato dai Piemontesi e dal ministro Cavour allo scopo di impossessarsi rapidamente del regno più ricco della Penisola ed anche più autonomo per le sue moderne industrie. Winspeare, tenuto in alta considerazione dal Generale Pianell, nel 1860 venne inviato presso il generale Viall in Calabria per una valutazione delle truppe, lasciate inutilizzate dal pavido, inetto e indifferente Viall al giungere dei Garibaldini. Truppe che avrebbero dovuto contrastare il giungere dei garibaldini dalla Sicilia, chiudendogli la strada per la capitale. Dopo l’inutile missione, non certo per sua incompetenza, venne inviato alla piazzaforte di Capua, ove per merito venne promosso maggiore. Da Capua venne inviato a Marsiglia per ordine sovrano con lo scopo di reperire munizioni per l’esercito e derrate alimentari ormai ridotte all’osso. Terminata la missione, giunse a Gaeta dove si combatteva con coraggio infinito contro un nemico spietato ed inesorabile. Qui gli venne assegnato un comando sul fronte di terra ove si impegnò come sempre con coraggio ed abnegazione. Fu presente nel momento in cui scoppiò la Batteria Sant’Antonio. Il boato fu immenso ed i danni incredibili. Il Tenente Generale Traversa, il quale aveva sopportato altri assedi a Gaeta, rimase sepolto sotto le macerie. Il colonello del Genio, Paolo de Sangro, non ebbe sorte migliore. Un centinaio di cittadini ci rimisero la vita. Diversi cannoni con i loro artiglieri finirono in mare mentre si aprì una lunga breccia nei pressi di Montesecco. Si salvò il Tenente Francesco Corsi, che si trovava sulla batteria poco prima dello scoppio perché chiamato da Winspeare che doveva comunicargli un ordine. Tra le otto batterie comandate da Winspeare vi erano la Trinità e la Transilvania. Il maggiore era sempre tra i suoi uomini incoraggiandoli e sostenendoli tra i momenti più drammatici di questa guerra fratricida. Lo scoppio della batteria Transilvani fu l’ultimo atto di inutile violenza da parte di Cialdini mentre si firmava la resa. Winspeare era lì tra i suoi. Il suo mondo se ne stava andando, portandosi via la speranza di una vittoria. Sotto i suoi occhi, allo scoppio della Transilvania vide morire gli alfieri Pannuti e Giordano che, lasciata la Nunziatella, erano giunti a Gaeta per difendere il loro re, incuranti del pericolo e della morte che li avrebbe colti entrambi.

Winspeare ebbe la Croce di San Giorgio per i suoi meriti, mentre dal nemico alla resa ebbe la proposta di entrare nell’esercito italiano. Winspeare, devoto al re e grato al Sud per aver accolto la sua famiglia, non accettò di passare al nemico. Tuttavia, egli era ancora un combattente che desiderava battersi. Grazie ad uno zio che era stato al servizio dello Zar di Russia, riuscì ad entrare nell’esercito russo. Era il 1862. Con la stessa fedeltà con la quale aveva servito l’esercito borbonico, servì lo Zar Alessandro II°, che venne ucciso nel 1881 dai nichilisti a causa del fallimento delle riforme amministrative agrarie ed altro, così come fu fedele al suo successore Alessandro III°, la cui politica ritornò autoritaria, dura e poliziesca.

 Il momento era estremamente difficile. La Russia, dopo aver combattuto nelle guerre caucasiche, aveva mire espansionistiche verso i Balcani a cui mirava la stessa Austria. Il cancelliere tedesco Bismark intervenne con il patto dei tre imperatori: tedesco, russo e austriaco nel 1873. Ma durò ben poco. Winspeare si trovò in una situazione nuovamente drammatica con lo scoppio di una nuova crisi balcanica.  Nel 1876 bulgari, serbi e montenegrini insorsero contro la Turchia. L’insurrezione venne domata con terribili stragi. La Russia intervenne con una dichiarazione di guerra alla Turchia. Il grosso ed imponente esercito russo giunse senza colpo ferire a Costantinopoli, schiacciando tutto ciò che trovava sul proprio cammino. Il sultano turco chiese un armistizio che fu sottoscritto ad Adrianopoli nel 1878, a cui seguì la pace di Santo Stefano. La Russia volle nei Balcani un vasto stato bulgaro governato da un principe designato dalla Russia stessa, pur essendo la Bulgaria uno stato vassallo della Turchia. Se Winspeare cercava ancora la guerra, a cui prese parte, non ne rimase deluso, e questa volta faceva parte non più degli assediati, ma degli assedianti. L’Austria, di fronte a ciò, si preoccupò nuovamente e le tensioni tra le due potenze salirono a tal punto che Bismark intervenne nuovamente con il Congresso di Berlino nel 1878. A seguito di tale Congresso, vennero ridimensionate le pretese che la Russia aveva per se dopo la pace di Santo Stefano. Si vide assegnare la provincia romena della Bessarabia e ridurre il principato bulgaro.

L’Austria ebbe il protettorato delle Bosnia Erzegovina, mentre la Serbia, la Romania ed il Montenegro furono dichiarate indipendenti. Alla Turchia venne assegnata la Macedonia e la Tracia. Certamente non mancarono al maggiore Winspeare nuove avventure ed il brivido della battaglia. Seguì le direttive dello Stato Maggiore Russo con fedeltà e perizia, così come si era comportato verso re Francesco II,° meritando encomi dallo Zar. Giunto al culmine della carriera ricevendo il titolo di Tenente Generale, si ritirò nel 1886 a Cannes ove visse vicino al Conte di Caserta, morendo nel 1909.