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L'istituto

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L’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie è nato parecchi anni fa per merito di alcuni appassionati della storia del meridione desiderosi di indagare con serietà e senza condizionamenti su eventi e accadimenti che non sempre sono stati trattati con il dovuto equilibrio da una storiografica troppo parziale e partigiana.

L’intento, quindi, era soprattutto quello di rimettere la barra del timone a dritta, cercando, attraverso una rigorosa opera di ricerca storica, di revisionare, ed eventualmente di correggere, alcune ricostruzioni fin troppo ridondanti e a volte palesemente artefatte. L’Istituto ha trovato una guida prestigiosa ed autorevole nel commendatore Giovanni Salemi che ha speso gran parte della sua lunga vita alla ricerca della “vera storia” del meridione, quella storia spesso negata, stravolta e nascosta dalla vulgata dominante.

Tante le iniziative messe in campo nel corso degli anni: convegni, presentazioni di libri, manifestazioni identitarie, seminari nelle scuole che hanno sempre fatto riscontrare molto interesse e altrettanto consenso.

Quando il commendatore Salemi è tornato alla casa del Padre, dopo un periodo di comprensibile smarrimento (non è stato e non è facile raccogliere la sua pesante eredità), l’Istituto si è riorganizzato e si è dotato di un nuovo organigramma, sotto la direzione del nuovo presidente Fernando Riccardi, giornalista e scrittore, che molto è stato vicino, fin dalla nascita del sodalizio, al compianto Giovanni Salemi.

Ma, se sono cambiati gli uomini e le donne, se le cariche sociali sono incarnate da volti nuovi, l’indirizzo e gli scopi dell’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie, sono rimasti gli stessi, così come il modus operandi: siamo sempre convinti, infatti, che la storia della nostra terra non sia stata adeguatamente considerata e indagata e che sia stata portata alla luce solo in parte, magari quella che faceva più comodo al “politically correct”, come si usa dire ai tempi nostri.

Per questo continueremo a percorrere, con costanza e con ostinata caparbietà, la strada già tracciata dal presidente Salemi, quella strada che ci consentirà, attraverso un’attività di ricerca seria, puntuale e rigorosa, di avvicinarci il più possibile al reale andamento dei fatti.

Nella storia non esiste, e ne siamo perfettamente convinti, la verità assoluta: ogni evento, anche il più blasonato e il più conosciuto, ha la sua verità ufficiale che però, spesso e volentieri, non corrisponde che in minima parte al reale andamento dei fatti.

Ecco noi vogliamo cercare di andare direttamente alla radice, depurando fatti e accadimenti da tutti quegli orpelli artificiosi che hanno impedito di avere una visione chiara e reale delle cose.

Un compito difficile, impegnativo, quasi titanico, che non sempre viene coronato da successo, come ben sa chi è solito frequentare archivi e consultare carte ingiallite e consunte.

Ma, a nostro avviso, vale la pena tentare, soprattutto quando ci si accorge che tra la realtà dei fatti e la vulgata che sopra ci è stata costruita, esiste un notevole e clamoroso divario.

Di certo non riusciremo simpatici a tutti e la storia, già importante, del nostro Istituto sta lì a confermarlo.

Non staremo simpatici soprattutto a chi ha ingaggiato una lotta strenua e senza quartiere contro il “revisionismo” che, come diceva un nostro amico prematuramente scomparso, “non è una brutta parola”.

Vuol dire che ce ne faremo una ragione.

Dopo di che continueremo ad andare avanti seguendo il nostro percorso, guidati dalla luminosa stella polare che è la ricerca storica, come d’altronde recita il nome del nostro glorioso sodalizio.

E non faremo sconti a nessuno: non avremo timore, infatti, di demolire verità conclamate (come già abbiamo fatto più volte) e di ripristinare la giusta misura nel caso in cui si oltrepassi troppo il tollerabile.

Non vogliamo iscriverci, insomma, né al partito dei negazionisti né a quello dei cantori unidirezionali del tutto bello, tutto buono e tutto giusto.

La nostra intenzione, infatti, è solo quella di continuare a fare ricerca storica, facendo parlare principalmente le carte, i documenti, in una parola le fonti.

L’impresa non è facile e ne siamo perfettamente consapevoli.

Così come siamo convinti di non essere infallibili né depositari della verità assoluta: queste consapevolezze le lasciamo ben volentieri ad altri.

Siamo convinti, però, e questo lo affermiamo con forza, che la storia della nostra terra debba essere raccontata, specialmente alle nuove generazioni, in maniera più corretta, con una maggiore aderenza alla realtà dei fatti, senza troppi condizionamenti di natura politica e men che mai ideologica.

E noi, nel nostro piccolo e con tutti i nostri limiti, lo stiamo già facendo da tempo.

E di tanto in tanto qualche risultato significativo lo abbiamo raggiunto.

Per cui chi volesse partecipare assieme a noi a questa “missione”, che è esclusivamente di natura culturale, può mettersi in contatto con l’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicile e noi saremo ben lieti di accoglierlo nella nostra piccola ma grande famiglia.

Come abbiamo sempre fatto in passato e come continueremo a fare anche in futuro.

Chi accetta di venire con noi non riceverà medaglie, onorificenze e men che mai appannaggi e lustrini.

In compenso, però, avrà modo di lavorare duro per procurare il riscatto culturale della sua terra fin troppo maltrattata e vilipesa.

Un’opera gravosa, difficile, impegnativa ma che va assolutamente tentata per non avere rimpianti dopo e per lasciare ai nostri figli una situazione migliore di quella che abbiamo trovato.

Anche perché è bene tener presente che il riscatto di una terra e di un popolo passa preliminarmente attraverso la riaffermazione della sua vera identità storica e culturale.

Questa, e solo questa, è la nostra “missione”.

 

Gaeta, li 10 luglio 2020