In memoria della “Regina del Sud” Maria Sofia di Borbone delle Due Sicilie a cento anni dalla sua morte (18 gennaio 1925 – 18 gennaio 2025).
Nata principessa Wittelsback, sposò giovanissima l’erede al trono di Napoli Francesco II°, il quale divenne l’ultimo re del Sud a causa dell’invasione garibaldina del 1860 ed in seguito ad una guerra non dichiarata da parte del Piemonte, ad opera di Vittorio Emanuele di Savoia ed organizzata dal suo ministro Camillo Benso, Conte di Cavour. Non estranei a tale intervento contro il Sud, ma complici, gli inglesi ed i francesi i quali, avvalendosi della inesperienza del ventitreenne Francesco, si allearono con il piccolo Piemonte, riuscendo a distruggere un regno ricco, indipendente e timorato di Dio.
Lasciare Napoli per Maria Sofia fu un immenso dolore. Pur essendo grandemente affezionata alla sua patria, amò immensamente questa città, il suo mare, i suoi dintorni, la sua arte, le sue chiese e in special modo il suo popolo, verso il quale nutrì sempre un profondo sentimento d’affetto, sentendosi ella stessa “napolitana”. L’avanzare del nemico la costrinse a rifugiarsi in Gaeta con il suo sposo, ove contrastare la violenza del nemico in un’ardua difesa dei propri diritti e nella speranza di un intervento internazionale a favore del re. Intervento che non giunse mai.
Maria Sofia visse nella fortezza di Monte Orlando insieme a Francesco incoraggiandolo e sostenendolo nelle dure avversità. La sua smagliante bellezza, la sua giovinezza e la sua costante presenza nei combattimenti furono estremamente importanti per tutti coloro che si battevano per il re, per il proprio territorio e la propria fede contro un nemico meglio armato.
Dimentica del suo ruolo di regina, era tra i suoi soldati, soldato anch’ essa, dispensando cure ai feriti, nonché agli ammalati a causa una epidemia di tifo che stava decimando, oltre all’esercito, parte della popolazione. Divise il suo cibo, rinunciando persino a Natale a quanto le venne donato da alcuni pescatori.
Divenne il simbolo del legittimismo, visitava le caserme ed i luoghi di rafforzamento per la difesa. Il so innato coraggio la conduceva nei luoghi più rischiosi, incurante del pericolo. Quando i bombardamenti divennero più intensi, accogliendo la domanda del comandante borbonico di poter innalzare delle bandiere nere sugli ospedali, il Gen. Cialdini acconsentì, proponendone una anche per lei, ovvero per il palazzo dove viveva Maria Sofia che, ringraziando, anziché la sua abitazione volle che la quarta bandiera venisse innalzata sul tempio di S. Francesco, monumento nazionale. Presto la regina dovette abbandonare il palazzo, divenuto insicuro, per trasferirsi nella casamatta della Batteria San Ferdinando, ove rimase con il re per la durata dell’assedio.
Purtroppo la guerra era persa. Se la popolazione di Gaeta ricorda Maria Sofia ancora oggi, lei non dimenticò mai Gaeta, l’assedio e quanto aveva vissuto con il suo re. Ormai era entrata nella leggenda dove è sempre rimasta.
Dopo la resa della città del 13-14 di febbraio del ’61, i reali si trasferirono a Roma, in un primo tempo al Qurinale, ospiti del Papa e poco dopo a Palazzo Farnese, residenza di famiglia. Maria Sofia non si arrese alla perdita del suo regno, divenendo la regina dei legittimisti e dei briganti, ai quali speso si affidò nella speranza di recuperare quanto aveva perso. Già durante l’assedio diversi legittimisti erano presenti ed altri se ne aggiunsero a de la Grange e a de Christen da tutta Europa. Il punto d’incontro era la farmacia del Dott. Vagnozzi a Campo de’ Fiori, ove si incontravano spesso alla presenza della regina, vestita con il vecchio abito indossato durante l’assedio. Coloro che vi partecipavano lo facevano soprattutto spinti dal fascino di Maria Sofia. Ben presto tutto fu inutile e dovette desistere: il Sud era perso. I Piemontesi avevano avuto la meglio. La legge Pica e le fucilazioni di massa avevano sortito il loro effetto.
Nel 1863, con grande gioia, ebbe una figlia, Cristina Pia, che morì alla tenera età di tre mesi, con gran dolore dei genitori. IL 1870 fu un anno particolarmente ricco di avvenimenti: Napoleone cadde a Sedan e l’esercito italiano prese Roma. I reali borbonici, e dunque Maria Sofia, lasciarono la città cominciando a viaggiare per l’Europa, in special modo tra la Francia e la Germania. La regina infine si sistemò a Neuilly -sur – Seine, alla periferia di Parigi, dove allevava dei cavalli purosangue, sua grandissima passione da ottima cavallerizza quale era, e dove intrattenne rapporti con anarchici. Charle Malato, Errico Malatesta, Angelo Insogna furono i suoi nuovi compagni di avventura. Maria Sofia, data la scontentezza di costoro verso le istituzioni pensò di potersi vendicare sovvertendo il regime del momento, contando pure sull’aiuto economico del Barone Rothschild, ma nessun cambiamento avvenne. Alla regina venne imputata la morte di Umberto I di Savoia per mano di da Gaetano Bresci, cosa non del tutto certa. La regina si chiedeva a cosa fosse servita l’unità d’Italia perchè la situazione economica del popolo non era migliorata e su questo contava per un cambiamento a danno dell’odiato nemico. L’anarchico Luigi Lucheni assassinò sua sorella Elisabetta ma lei, nonostante il dolore, continuò a frequentare quell’ambiente ma non più per molto.
Pian piano con il passar del tempo si spense il suo rapporto con gli anarchici, che tanti problemi avevano causato alla polizia francese. L’imperatore d’Austria incominciò a mostrare una certa insofferenza e con lui il Santo Padre verso le trame eversive della regina, ritenendola pericolosa.. Espulsa dalla Francia, si stabilì a Monaco di Baviera. La politica continuò ad essere per lei un argomento di estrema importanza, unito alla perdita del suo regno con un dolore perenne.
Maria Sofia era ormai anziana quando a causa all’attentato a Francesco Ferdinando suo nipote, figlio di Maria Annunziata di Borbone e di Carlo Ludovico d’Asburgo, scoppiò la prima guerra Mondiale e lei viveva quasi in povertà in un appartamento di un palazzo di un suo nipote, servita da pochi camerieri napolitani e dal suo segretario Carlo Barcellona.
La guerra era terribile, ma mai quanto quella da lei combattuta a Gaeta. I suoi ricordi erano lì, con il suo re e i suoi soldati. Fino all’ultimo non dimenticò quanto accaduto, concludendo però la sua vita con serenità all’età di 84 anni. Era il 18 gennaio 1925.